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Le origini della tecnologia

Le tecnologie immersive hanno una storia più lunga di quello che si pensa e in molti testi sulla realtà virtuale si fa partire la “tecnologia” immersiva con le pitture rupestri nelle caverne che con l’ausilio delle fiamme creavano l’illusione di movimento.

Altri tentativi furono la creazione di dipinti che circondavano l’utente o meglio lo spettatore, ma credo che potremmo farla partire con la prima tecnologia sulla quale si basano i visori attuali ovvero la stereoscopia.

Lo stereoscopio è stato sviluppato e ralizzato nel 1832 da sir Charles Wheatstone. Lo stereoscopio è un dispositivo ottico composto da una maschera che contiene due lenti o oculari e un asse con un supporto, originariamente in legno, dove inserire le foto stereoscopiche realizzate con uno scarto di ca. 6,5 cm tra una e l’altra.

Stereoscopio del 1907 con celluilare Samsung S6 (2016)

Nell’immagine sto usando uno stereoscopio francese in metallo del 1907 per guardare un video con la app di Google su un Samsung S6. 

La stessa tecnica verrà usata per creare le Google Cardboard nel 2014, che potremmo definire il primo visore per la VR di largo consumo.

Google Cardboard

Il primo esperimento di visore immersivo risale al 1957 quando Morton L. Heilig realizza Sensorama, una sorta di cinema immersivo multisensoriale.

Sensorama di Morton L. Heilig

Il sistema consisteva in un cabinato dove, attraverso degli oculari venivano proposti dei video girati in stereoscopia. Il sistema aveva anche dei ventilatori per simulare il movimento come racconta lo stesso Heilig in questo video.

Nel 1963 l’inventore Hugo Gernsback creò i Teleyeglasses, una tv portatile indossabile. Gli occhiali avevano due piccoli televisori ed anche in questo caso si trattava di un antenato dei visori attuali. Hugo Gernsback è una figura importante nel mondo della realtà immersiva anche per il fatto che fu l’ideatore della rivista Amazing Stories, prima rivista di fantascienza e che permise di far diventare la fantascienza un genere letterario, inoltre fu colui che coniò il termine “Science fiction” ovvero tradotto in italiano in fantascienza. Molte idee legate alla realtà immersiva hanno tratto ispirazione proprio dalla fantascienza.

Hugo Gernsback con i suoi Teleyeglasses

Il primo visore immersivo dotato di movimento, con tracciamento di posizione fu il progetto di Ivan Sutherland del 1968 nominato Sword of Damocles (La spada di Damocle). In realtà Sword of Damocles era il nome del sistema di tracciamento della posizione e non del visore stesso, ma ormai questo nome definisce il primo visore di realtà virtuale o HMD – Head Mounted Display. Il sistema consisteva in un meccanismo molto pesante posto sopra l’utente che rilevava il movimento del casco indossato attraverso dei sensori meccanici e mostrava il movimento in tempo reale in prospettiva di un oggetto in base al movimento dell’utente. Di seguito due video, nel primo vediamo Sword of Damocles in funzione e nel secondo una lezione di Ivan Sutherland sulla sua invenzione.

Sword of Damocles demo

Un’altra data importante per le teconologie immersive è il 1974 quando Myron Krueger crea il laboratorio Videoplace. In questo laboratorio utilizza l’immagine ripresa da una videocamera elaborata da un computer che proietta su una superficie “l’ombra digitale” dell’utente che può interagire con degli oggetti digitali proiettati. Questa tecnologia viene definita dal Krueger come Artificial Reality nei suoi libri dove descrive le interazioni immersive.

Testi di riferimento:

H. Rheingold – Realtà virtuale
M. Krueger – Artificial Reality I e Artificial Reality II