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Definire le realtà immersive

Una prima definizione o descrizione delle realtà immersive la si ha nel 1994 con la pubblicazione dell’articolo Augmented reality: A class of displays on the reality-virtuality continuum, dove i ricercatori Milgram e Kishino, utilizzano un semplice diagramma per spiegare le varie realtà immersive.

Sull’estremità sinistra abbiamo la realtà fisica senza nessuna aggiunta, più ci muoviamo a destra più livelli (o layer digitali) aggiungiamo, fino alla completa immersione in un ambiente digitale.

Questo avviene, per forza di cose, mediante l’utilizzo di un supporto o device. Se aggiungiamo un elemento digitale sulla realtà definiamo questa azione come realtà aumentata (augmented reality) definita con l’acronimo AR. Esempi di realtà aumentata sono le videoproiezioni nei sisemi C.A.V.E. o i più recenti filtri di Instagram per passare ai giochi come Pokemon GO. Nella virtualità aumentata (augmented reality) elementi reali vengono inseriti nel digitale. Un esempio potrebbe essere il recente utilizzo della virtual production nel campo degli effetti speciali, dove le persone sono immerse in un ambiente ricreato digitalmente che li circonda in modo realistico, oppure gli studi virtuali dove i conduttori si muovono liberamente tra elementi digitali. Un altro esempio è la visione delle proprie mani (non la ricostruzione) nel visore Oculus Quest. A dire il vero il termine augmented virtuality (AV) è molto raro sentirlo o leggerlo. L’ultimo passo, e forse il più conosciuto, è la realtà virtuale (virtual reality) con l’acronimo VR e descrive degli ambienti totalmente virtuali costruiti digitalmente e fruibili solamente con dei visori o caschetti per la VR chiamati anche HMD (Head Mounted Display). Nel 1994 per definire il mondo ibrido che sta tra la realtà fisica senza layer digitali e la realtà virtuale senza elementi di realtà fisica, si utilizzava il termine realtà mista (mixed reality) che recentemente ha assunto un significato diverso. La mixed reality è la tecnologia che unisce la realtà virtuale con la capacità di computing spaziale dei visori. Solitamente i visori sono degli occhiali che permettono di vedere la realtà e sopra la realtà elementi digitali, ma questi si adattano al movimento e al posizionamento del visore stesso. La mixed reality così come intesa ora è frutto di una scelta di marketing e visto che il termine ha evoluto il suo significato originale è stato creato l’acronimo XR che definisce tutte le tecnologie immersive. XR è l’acronimo di extended reality, ma potete trovarlo anche definito come cross reality.