WEBXR – Il progetto BOTH WAYS – parte 1

Both Ways: quando la realtà virtuale unisce

Il 29 di agosto si è inaugurato BOTH WAYS, una mostra di arte contemporanea realizzata da Trieste Contemporane all’interno di Science in the City Festival per l’EuroScience Open Forum (ESOF202) di Trieste. Ma non voglio raccontarvi di arte contemporanea ma di come la realtà virtuale ha permesso di mantenere una condivisione degli spazi tra i cinque paesi partecipanti. Per saperne di più https://www.triestecontemporanea.it/event/both-ways/.

Il progetto BOTH WAYS

Nel 2019 sono stato coinvolto nel progetto per pensare ad un’installazione che potesse essere fruita contemporaneamente a Trieste (sede dell’evento), Budapest (Ungheria), Fiume (Croazia), Belgrado (Serbia) e Cluj-Napoca (Romania). In ogni città ci sarà una mostra e la necessità di “vivere” non solo vedere le mostre era una prerogativa, da questo il titolo BOTH WAYS. In poche parole il mio compito era di individuare una tecnologia che permettesse di unire le varie città e dare la possibilità allo spettatore di Trieste di vedere, oltre la mostra fisica locale, anche le mostre delle altre città e viceversa. Belgrado, Budapest, Fiume e Cluj-Napoca dovevano avere la possibilità di visitare Trieste. Durante le varie riunioni avute con i curatori delle varie città, la prima tecnologia che si palesò fu lo streaming video, magari con camera fissa. Il video streaming è parte del mio lavoro e non ho nulla in contrario ad utilizzarlo, ma se devo “portare” una persona in un altro luogo uno schermo 16:9 con una ripresa video non basta. Lo streaming a 360 era stato preso in considerazione ma non eliminava il fatto che le gallerie non sono prettamente dei cubi e le opere sono disposte magari in stanze divere. Una possibilità era la fotografia a 360 con le opere esposte ma molte gallerie aprivano ed allestivano qualche giorno dopo l’inaugurazione triestina. Nel frattempo arrò il lockdown che coinvolse chi prima, chi dopo, tutti i paesi coinvolti nel progetto (nel momento in cui sto scrivendo questo post dalla Serbia non si può arrivare in Italia e chi proviene dalla Croazia viene sottoposto a quarantena).

Scegliere la tecnologia

Durante il lockdown ho sperimentato, studiato, provato tantissime piattaforme di realtà virtuale e quando eravamo ancora tutti chiusi proposi a Giuliana Carbi, curatrice della mostra e coordinatrice del progetto, di creare un “digital twin” della mostra di Trieste visitabile in più persone. Di fatto un socialVR.

L’aspetto della socialità, della co-presenza era uno degli elementi che con un tour virtuale fotografico o un video immersivo non c’era.

Ci sono tante piattaforme, tante possibilità più o meno avanzate ma a me serviva un ambiente semplice e accessibile da tutti. Non doveva essere una tecnologia utilizzabile solo con visori e non doveva essere un’app (la gente non installa app per un uso limitato). La scelta cadde su Hubs. Avevo sperimentato con successo la piattaforma di Mozilla con le visite virtuali di Take a walk on the coloured side dell’artista Elisa Vladilo (a questo link c’è il post dedicato)

Primo mock-up

Creai un primo mock-up del primo spazio su Hubs dove ci trovammo con tutti i curatori. Il fatto di condividere lo spazio e poter chiacchierare e fare un vero e proprio giro nello spazio e, soprattutto la possibilità di collegarsi da un semplice browser, sono stati gli elementi determinanti per la scelta di questa tecnologia.

Lo spazio dove inzialmente si doveva svolgere l’evento erano delle sale del magazzino 26 del porto vecchio di Trieste.

Usai l’InstaPro per le foto a 360 e provai a fare una ricostruzione fotogrammetrica dell’ambiente, ma risultavo troppo pesante per la gestione su hubs, così optai per la ricostruzione in base alle misure planimetriche e applicai le texture realizzate da immagini scattate all’interno del magazzino.

In questa fase non serviva ancora un modello preciso dello spazio dal punto di vista visivo ma i curatori dovevano vedere gli spazi, capire le dimensioni e relativi posizionamenti delle opere dei rispettivi paesi.

Ricostruzione del Magazziono 26 in Spoke

Il primo test fu un successo e per molti era la prima esperienza di un mondo virtuale multiuser. Giuliana, la curatrice ed organizzatrice del progetto, poté portare in giro per un luogo a quel momento inaccessibile e mostrare i luoghi dove potevano essere posizionate le opere.

La scelta della tecnologia era fatta. Hubs!

Nel prossimo post vedremo come il luogo predestinato alla mostra cambiò a meno di due mesi dall’inizio ed i software utilizzati per il progetto.